In Sanguine
(2021)

Linfa primaria dell’esistenza, il sangue è sostanza fluida della vita e del dolore.
Vita, Morte, Piacere e Dolore, sono in esso contrapposti e indissolubilmente connessi.

Il sangue è vita nel suo colore, nella crescita nel ventre materno e nell’intensità sessuale;

è conforto perché è conferma di vita e nel contempo è sgomento perché è prova di caducità e finitezza; è sacrificio che diventa vitalità rigenerativa e comunione con il divino, è tramite purificatore nei lavacri per l’avvio a nuove dimensioni spirituali; è esorcizzazione della sconfitta e forza nella lotta, ed è strumento narrativo, nella comunicazione emorragica dell’uomo.

Il sangue è dolore fisico che diventa nuova vita o che induce a liberazione e piacere sublimato nel sadismo. Nel dolore avviene la ricerca di sé, che fa del limite della sofferenza una forma di rivoluzione personale e pubblica. Concentrarsi sul dolore, esorcizza e libera la mente dalle angosce. Resistergli e superarne il limite, è catartico, accorcia le distanze con la propria coscienza e sfama l’ego, diventando necessario. Mettere alla prova il proprio corpo e la propria mente, produce una soave compassione per sé stessi che incoraggia l’indulgenza.

Il sangue è morte, nel violento istinto animale e nell’uccisione per la sopravvivenza che è primordiale e istintiva affermazione esistenziale.

“In Sanguine” è lo sguardo spiato attraverso un mirino analogico nella stanza angusta dalle pareti cardiache damascate, in cui l’uomo è totalmente estraniato e assorto nel legame profondo con il suo sangue, che si rivela in una struttura concettuale costruita sul multiplo del numero più terreno esistente, simbolo dell'uomo universale, degli elementi buddisti e dei sensi umani.

The vital lymph of existence, blood is the liquid substance of life and pain. Life, Death, Pleasure and Pain are opposed and indissolubly connected in it.

Blood is life in its colour, in the growth in the womb and in sexual intensity;

it is comfort because it is the confirmation of life, and at the same time it is dismay because it is proof of transience and finiteness; it is a sacrifice that becomes regenerative vitality and communion with the divine, it is a cleansing intermediary in the lavacri for the start towards new spiritual dimensions; it is the exorcism of defeat and strength in the struggle, and it is a narrative tool in the haemorrhagic communication of man.

Blood is physical pain that becomes new life or that induces liberation and pleasure sublimated in sadism. The search for oneself takes place in pain, which makes the limit of suffering a form of personal and public revolution. Focusing on the pain exorcises and frees the mind from anguish. Resisting it and exceeding its limit is cathartic, it shortens the distance with one's conscience and feeds the ego, becoming necessary. Testing one's body and mind produces a gentle self-compassion that encourages indulgence.

Blood is death, in the violent animal instinct and in the killing for survival, which is a primordial and instinctive existential affirmation.

"In Sanguine" is the gaze spied through an analog viewfinder in the narrow room with damask heart walls, in which man is totally estranged and absorbed in the deep connection with his blood, which is revealed in a conceptual structure built on the multiple of the most earthly number existing, symbol of universal man, of Buddhist elements and the human senses.

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