De Profundis

(2018)

Il titolo della serie preannuncia visioni cupe e oniriche.

In De Profundis va in scena uno dei più classici dualismi: l’identità manifesta e la natura del subcosciente, del non rivelato, raffigurate con sembianza umana la prima, e zoomorfa la seconda.
Dal profondo degli abissi dell’inconscio emerge una creatura, dalle sembianze femminili e con la testa di pesce.
Il pesce è simbolo di fertilità, l’immagine della potenza vivificatrice e della rinascita, e l’acqua, che è il suo elemento, è simbolo della vita, ma anche del degrado e della distruzione.
Il pesce rappresenta un carattere ctonio, immagine di chi abita il mondo sotterraneo e, in questo ambiente, fatto di energica vitalità e distruzione, è il protagonista.
La location non è naturalistica ma un’abitazione arredata, perché è nella quotidianità che si materializzano con l’immaginazione i luoghi del contatto tra i due mondi contrapposti, entrambi espressione di un unico IO.
La creatura zoomorfa irrompe nelle scene portando con sè il suo elemento naturale, l’acqua, che ossida metalli, macchia di umidità carta e inchiostri, e altera equilibrio e materiali.
La tridimensionalità delle scene è ottenuta manualmente, con sovrapposizioni e strappi che rivelano l’azione del personaggio di sfondo, e con una manipolazione successiva alla stampa, mediante l’utilizzo di fili di rame e di ottone, placchette di ferro bullonate, smalti, fermacampioni, cucitura di cotone e un’autentica sutura chirurgica eseguita da un Medico Veterinario.
Alcuni metalli sono stati preossidati con acidi vari, anche fotografici, per trasmettere nell’immediato allo spettatore, la potenza trasformatrice dell’elemento acquatico, mentre altri sono stati lasciati al naturale, perché il tempo continui a lasciare i suoi segni, sui metalli e sulla carta spontaneamente.
A questo scopo, la scelta dei materiali è stata funzionale al risultato voluto nell’immediato e in futuro.

 

 

The title of the series announces dark and dreamlike visions.

In De Profundis one of the most classic dualisms is staged: the manifest identity
and the nature of the subconscious, of the undisclosed, depicted with
human semblance the first, and zoomorphic the second.
From the depths of the abysses of the unconscious, emerges a creature with a feminine aspect and a fish head.
Fish is a symbol of fertility, the image of life‐giving power, rebirth, and water, which is its element, is a symbol of life, but also of degradation and
destruction.
The fish is a chthonic character, the image of those who live in the underground world and, in this habitat, made of vitality and energy
destruction, is the protagonist.
The location is not naturalistic but a furnished house, because it is in everyday life that the places of contact between the two opposing worlds, materialize with the imagination, both expressions of a single EGO.
The zoomorphic creature breaks into the scenes bringing with it its natural element, water, which oxidizes metals, stains of moisture paper and inks and alters the balance and materials.
The three‐dimensionality of the scenes is obtained manually, with overlays and rips that reveal the action of the background character, and with a subsequent manipulation to the press, through the use of copper and brass wires, bolted iron plates, glazes, clips of sampling, cotton seam and an authentic surgical suture performed by a Veterinarian Surgeon.
Some metals have been pre‐oxidized with various acids, also photographic, to transmit immediately to the spectator, the transforming power of the aquatic element, while others have been left natural, because time continues to leave its marks on metals and paper spontaneously.
For this purpose, the choice of materials was functional to the immediately desired result and in the future.

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